"il baco" cantiere sociale

Pergine Valsugana (Trento)

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sabato, 06 giugno 2009

Elezioni Europee 2009


LIDIA MENAPACE
Email: lidiamenapace@alice.it






Menapace




Descrizione:

Nata a Novara nel 1924, durante la Resistenza era la staffetta ‘Bruna’. Docente di Lingua italiana alla facoltà di Lettere dell`Università Cattolica di Milano, in seguito l`incarico le fu tolto per aver sostenuto le lotte studentesche. Ha svolto l`attività nell`Udi della quale è stata  responsabile nazionale.  E’ stata consigliera comunale a Roma e a Bolzano, consigliera provinciale in Sudtirolo e regionale del Lazio. Presidente della Commissione Cultura del Campidoglio con l`assessore Nicolini; nella penultima legislatura al Senato è stata presidente della Commissione parl. d`inchiesta sull`uranio impoverito. Attiva nel femminismo e nel movimento per la Pace

...

ho insegnato Italiano e Latino nei Licei scientifico e classico di Arona, Novara, Bolzano

sono stata Docente di Lingua italiana (metodologia degli studi letterari) alla facoltà di Lettere (Indirizzo moderno) dell`Università cattolica di Milano dal 1948 al 1969, quando l`incarico mi fu tolto perchè avevo sostenuto le lotte studentesche; oltre la Resistenza e il `68 fu per me importantissima la vicenda della fondazione del  manifesto;
l` attività nell`Udi della quale fui anche  responsabile di sede nazionale;alcune  attività amministrative (consigliera comunale a Roma, a Bolzano, provinciale in Sudtirolo, regionale del Lazio)presidente della Commissione Cultura del Campidoglio con l`assessore Nicolini
presidente della Commissione parlamentare d`inchiesta sull`uranio impoverito nella penultima legislatura al Senato. Attiva nel femminismo e nel movimentio per la PaceChiedo il voto per dedicarmi alla costruzione dell`Europa come spazio politico democratico che faccia tesoro della sua enorme storia giuridica (un gruppo di studio per il diritto europeo comparato);e accumulare esperienze di pace, di neutraliità e disarmo,studiare  un progetto di riforma delle N.U.;mi interessa occuparmi dei diritti delle donne, della classe lavoratrice, della costruzione di sindacati europei; e dei migranti. Un posto particolare occupa per me la questione della libertà religiosa e della laicità.
postato da: bacopergine alle ore 11:26 | link | commenti
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giovedì, 28 maggio 2009

PRIGIONI

Si definisce prigione un luogo dov’è custodito per essere rieducato chi ha perso la libertà. Immaginiamo queste prigioni come luogo dove poter controllare chi non è compatibile con la vita sociale del nostro paese, in modo che non ci possa nuocere, in attesa che possa essere reinserito nel tessuto sociale. Prendiamo per esempio l’ Asinara: un isola dove relegare chi infrange le nostre leggi. Finché la penisola italiana utilizza un isola limitrofa come prigione non c’è nulla di strano, se la cosa si capovolgesse, ovvero l’Asinara utilizzata per gli uomini liberi e la penisola per o prigionieri può sembrare che qualcosa non funzioni. Ora prendi un mappamondo ed evidenzia chi fa parte del cosiddetto “mondo civile”, e dai un occhiata a quella parte del mondo che abbiamo deciso preventivamente di rieducare per poterlo inserire nel nostro sistema. Ora chiediti; chi è in prigione? Puoi notare che questa visione delle cose è riduttiva, in quanto la vediamo solo dalla parte del nostro piccolo mondo. Prova ad applicare questo pensiero su altre aree geografiche, applicalo all’ India e al Packistan, applicalo alla Cina e a Taiwan, all’ Iran o Israele, alla Russia e alla Cecenia. o, ancora meglio, pensa al di fuori degli stati. Al fondamentalismo islamico in medioriente, a quello cristiano in Africa, a quello animista in Oriente. Ci stiamo costruendo delle bellissime prigioni dorate, se qualcuno ha un piano d’evasione, fammelo sapere…..

Andrea Tomasi (Dado)
postato da: bacopergine alle ore 21:43 | link | commenti
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martedì, 12 maggio 2009

 

Pergine Valsugana venerdì  22 maggio 2009

Dall'ingresso del manicomio in via s. Pietro  alla stazione ferroviaria

3* FIACCOLATA della MEMORIA

Partenza ore 20.30

" chi non vuole dimenticare "

26 Maggio 1940

 

299 "matti e diversi"

provenienti

dall'ospedale psichiatrico

di PERGINE

partirono dalla locale stazione ferroviaria

e furono trasferiti in varie cliniche della morte

e campi di sterminio del Terzo Reich.

 

SCRISSE SENECA CHE CHI DIMENTICA IL PASSATO, TRASCURA IL PRESENTE E HA PAURA DEL FUTURO.

PER COSTRUIRE IL NOSTRO AVVENIRE RICORDIAMO I 299 MALATI CHE IL 26 MAGGIO 1940 LASCIARONO IL MANICOMIO DI PERGINE PER VARIE DESTINAZIONI IN AUSTRIA E GERMANIA.

MOLTI DI LORO NON FECERO PIU' RITORNO UCCISI DALL'ABERRAZIONE NAZISTA CHE LI CONSIDERO' ALTRETTANTE "VITE SENZA VALORE"

 

Per molti di loro non ci fu ritorno grazie al programma di pulizia genetica AKTION T4 che prevedeva la sterilizzazione o la soppressione di persone affette da malattie genetiche, inguaribili o da più meno gravi malformazioni fisiche, residenti nei territori tedeschi occupati e no.

T4 è l'abbreviazione di "Tiergarten strasse 4 ",  l'indirizzo del quartiere Tiergarten di Berlino dove era situato il quartier generale della Gemeinnùtzige Stiftung fùr Heil un Anstaltspflege, l'ente pubblico per la salute e l'assistenza sociale.

A seguire:

 

MILOBRUGNARA

 

 IN CONCERTO

Folk-acustico

 

ORE 21.30

Sala centro intermodale Pergine Valsugana – Stazione FS

 

ACCOMPAGNAMENTO DI

 

BRUNO GIOVANNELLA (BASSO),GIANNI MOSER (FLAUTO TRAVERSO) ANDREA ROBOL (FISARMONICA)

 

 


Aderiscono:
LIDIA MENAPACE
PSICHIATRIA DEMOCRATICA DEL TRENTINO
ENRICO MORICONI ( http://www.enricomoriconi.it/html/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=757&mode=thread&order=0&thold=0 )
FILCAMS CGIL DEL TRENTINO
PERGINE ATTIVA (all'unanimità)
CORTILI DI PACE
FORUM ALB
TAVOLO LGTBQ DEL TRENTINO
AMPI DEL TRENTINO
FABRIZIO LAURENTI E GIANFRANCO NORELLI (autori del film documentario IL SEGRETO DI MUSSOLINI)
RIFONDAZIONE COMUNISTA DEL TRENTINO ( http://www.prc.tn.it/ )
PRC PERGINE (ORGANIZZA) ( http://www.prcvalsugana.splinder.com/ )
IL BACO CANTIERE SOCIALE (ORGANIZZA)
L'ISTITUTO STORICO DELLA MEMORIA DEL NOVARESE ( http://www.isrn.it/appuntamenti.cfm?appuntamento=1099 )
POUM TRENTO
ALESSANDRO ARRIGONI
MARTA SCALFO consulente storica
ARCIGAY DEL TRENTINO

 

postato da: bacopergine alle ore 21:47 | link | commenti
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lunedì, 09 marzo 2009

MERCOLEDI’  11 MARZO  2008 - ORE 20.45

SALA CANTIERE COMUNALE – VIALE DELL’INDUSTRIA

PERGINE VALSUGANA

 

PERGINE SOCIAL FILM

LA FESTA DELLA DONNA  OLTRE LE MIMOSE…

 

 

"VOGLIAMO ANCHE LE ROSE" DI ALINA MARAZZI

http://www.youtube.com/watch?v=c2rvADCh0b0&feature=related

 

 

 

NE PARLIAMO CON: 

 

MARA RONCOLETTA  avvocato esperta in diritto di famiglia e minorile

ALESSANDRA SENETTIN  tavolo LGBTQ Trento

EMILIO ARISI primario di ostetricia e ginecologia Ospedale Santa Chiara TN

 

postato da: bacopergine alle ore 11:59 | link | commenti
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mercoledì, 31 dicembre 2008

La STORIA non è una favola…

La strage

di Gaza

 

BUON ANNO PALESTINA

 

L’orribile strage, in corso a Gaza mentre scrivo queste note, colpisce una popolazione disperata, già fiaccata da due anni di blocco totale in cui gli aguzzini israeliani, con l’aiuto del loro complice, il governo egiziano, hanno stretto in una morsa fatta di muri e reticolati un milione e mezzo di persone impedendo che arrivassero loro generi di prima necessità, medicinali, cibo, energia elettrica, combustibili. Persino la pesca era vietata in modo da ridurre la popolazione alla fame. E’ veramente sconvolgente vedere come una comunità che ha conosciuto due generazioni orsono l’esperienza del ghetto di Varsavia, e i campi di concentramento e di sterminio nazisti, possa usare gli stessi metodi verso un altro popolo la cui unica colpa era quella di occupare da millenni una terra che i colonialisti sionisti volevano occupare con la forza.

La popolazione di Gaza viene sterminata due volte, la prima dalle bombe di Israele, la seconda dalle ignobili bugie alimentate dai mass media dei paesi cosiddetti civili e dai loro governi che sostengono gli aggressori contro le vittime. Si dice che la strage è la risposta di Israele per i razzi lanciati dai miliziani del movimento Hamas. Non si dice che Hamas aveva attuato una tregua di sei mesi in cambio della fine del blocco, ma che il blocco, criminale e spietato, non è stato minimamente allentato; tutto ciò nell’indifferenza dei governi e delle opinioni pubbliche occidentali rese cieche e mute dalla campagna mediatica condotta da una stampa succuba dell’imperialismo americano, grande protettore di Israele, e dei governi europei loro alleati. Non si dice che Hamas ha vinto regolari elezioni democratiche conquistando il diritto di governare, ma che tale diritto è stato negato dai governi occidentali e da Israele, che ha arrestato arbitrariamente senza processo decine di ministri, e centinaia di sindaci, di consiglieri e assessori comunali regolarmenti eletti in tutta la Palestina. Si agita la paura della crescita islamica, ma non si dice che i Palestinesi sono uno dei popoli mediorientali più laici e che il voto ad Hamas è stato in buona parte un voto di protesta per il fallimento dei falsi processi di pace in cui si era impegolata la cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese, ormai formata da un gruppo di politici borghesi moderati che si sono completamente affidati alla falsa mediazione americana, con esiti disastrosi.

Non si ricordano mai le cause profonde di questo conflitto. A partire dal 1948 un popolo che abitava la Palestina da sempre è stato espropriato di tutto: ha perso il 90% del territorio sottrattogli con la forza delle armi; ha perso il 100% delle fonti d’acqua, bene prezioso che gli viene rivenduto col contagocce e ad prezzo quadruplicato rispetto a quello pagato dagli Israeliani; ha visto sorgere centinaia di colonie ebraiche anche in quel limitato territorio (il 22%) che gli era rimasto dopo il 1948; si è visto circondato da reticolati e da un muro alto 9 metri e lungo 800 chilometri; ha visto il suo territorio sezionato in settori separati da centinaia di chilometri di strade che solo i coloni ebrei possono percorrere, mentre le poche strade praticabili dai Palestinesi sono chiuse da centinaia di posti blocco militari; ha visto abbattere milioni di ulivi, la vera grande ricchezza della Palestina, per far posto a muri, strade per gli ebrei, colonie, installazioni militari, o con altre motivazioni pretestuose; ha visto più di 10.000 giovani e meno giovani, ed anche bambini e donne, languire nelle prigioni dell’occupante; ha visto migliaia di militanti e resistenti assassinati senza processo.

 

 Mobilitiamoci per fermare la strage, e il blocco di Gaza, ma anche per far cessare per sempre questa ingiustizia.

Mobilitiamoci per un’informazione veritiera. I Palestinesi hanno bisogno della nostra solidarietà.

 

 

 

 

 

 

postato da: bacopergine alle ore 11:47 | link | commenti
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martedì, 04 novembre 2008

MERCOLEDI 5 OTTOBRE 2008

PERGINE SOCIAL FILM

Donne e interruzione volontaria di gravidanza.

La piena applicazione della legge 194 è un diritto negato nei fatti. Il 90% dei ginecologi si dichiara obiettore di coscienza, quindi non fa aborti e si rifiuta di prescrivere la pillola per la contraccezione d'emergenza. Come aiutare il Trentino ad essere un esempio di civiltà per tutto il Paese?

 IL SEGRETO DI VERA DRAKE 

di Mike Leigh

                  

Nell'Inghilterra anni '50, Vera Drake  si prodiga per la famiglia, l'anziana madre e persino un vicino di casa malato. Quello che nessuno sa è che Vera aiuta ragazze ad abortire: una pratica illegale, che la donna compie per altruismo, senza preoccuparsi delle conseguenze. La sua vita cadrà in disgrazia quando viene scoperta dalla polizia. Mike Leigh continua ad esplorare l'universo che a lui è più congeniale: quello dei vinti, degli sconfitti dalla vita. Vera Drake, anche lei 'vinta', si dà da fare per alleviare le sofferenze altrui. E' una donna profondamente buona che finirà in carcere. Leigh dice di voler affrontare la tematica dell'aborto avvalendosi della distanza nel tempo che dovrebbe evitare la polemica. In realtà questo è un film su un mondo che trascina tristemente la propria esistenza ed in cui, forse per la prima volta, non c'è differenza tra ricchi e poveri. Il disagio esistenziale è di tutti. La differenza la fa, come al solito, il denaro. Che però per Vera non conta. Perché lei è un'anima pura.

                 MERCOLEDI  5 NOVEMBRE  2008 ORE 20.30

SALA CANTIERE COMUNALE – VIALE DELL’INDUSTRIA PERGINE VALSUGANA

 

 

NE PARLIAMO CON:

MARIA ELIDE BONDIOLI: PRESIDENTE CLUB DONNE PERGINE

ZORA SARHRAWI: COMMERCIANTE  - ALGERIA -

ANITA BRAKA: STUDENTESSA UNIVERSITARIA – ALBANIA-

ANASTASIA OCCHINO: STUDENTESSA UNIVERSITARIA

EMILIO ARISI: PRIMARIO GINECOLOGIA  OSPEDALE S. CHIARA DI TRENTO

PAOLA :  INSEGNANTE LICEO CLASSICO PRATI TRENTO

GIORGIA CARDINI : GIORNALISTA DELL’ADIGE

PATRIZIA TRAVERSA: CASALINGA  S.ORSOLA TERME

 

postato da: bacopergine alle ore 19:25 | link | commenti
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lunedì, 03 novembre 2008

BOICOTTIAMO IL 4 NOVEMBRE

>  
> é la ricorrenza della  fine della prima guerra mondiale che fu   un terribile massacro...
 4 NOVEMBRE

il 4 novembre non c'è nulla da festeggiare...


>  
> abbiamo deciso di porre una bandiera della pace alla memoria di questa inutile strage e a monito di tutte le guerre presenti e "programmate per il futuro" e vi invitiamo a  essere presenti alle ore 19:30 davanti al monumento hai caduti di tutte le guerre di Pergine Valsugana (accanto alla chiesa dei francescani)
>  
> VORREMMO CHIEDERVI DI "RIESUMARE" LE BANDIERE DELLA PACE E DI ESPORLE A TUTTI I BALCONI POICHE' CI SEMBRA UN SEGNO DOVEROSO.
>
> vi aspettiamo numerosi...

grazie

 

 

Perdite:

Molte delle più grandi battaglie della storia avvennero nel corso di questa guerra. Vedi battaglia di Ypres, battaglia del crinale di Vimy, battaglia della Marna, battaglia di Cambrai, battaglia della Somme, battaglia di Verdun, battaglia di Gallipoli, le 11 battaglie dell'Isonzo e quella di Caporetto.
Di seguito un elenco delle forze mobilitate, dei caduti, feriti, dispersi, prigionieri, suddivisi per nazione.
Nazione Mobilitati Morti Feriti Dispersi o prigionieri
Imperi Centrali        
Impero austro-ungarico 7.800.000 1.200.000 3.620.000 2.220.000
Germania 11.000.000 1.773.700 4.216.058 1.152.800
Turchia 2.850.000 325.000 400.000 250.000
Bulgaria 1.200.000 87.500 152.390 27.029
Intesa        
Belgio 267.000 13.716 44.686 34.659
Impero britannico* 8.904.467 908.371 2.090.312 191.652
Francia** 8.410.000 1.357.800 4.266.000 537.000
Grecia 230.000 5.000 21.000 1.000
Italia 5.615.000 650.000 947.000 600.000
Giappone 800.000 300 907 3
Montenegro 50.000 3.000 10.000 7.000
Portogallo 100.000 7.222 13.751 12.318
Romania 750.000 335.706 120.000 80.000
Impero russo (fino al 1917) 12.000.000 1.700.000 4.950.000 2.500.000
Serbia 707.343 45.000 133.148 152.958
Stati Uniti 4.355.000 126.000 234.300 4.500
 
 
 SEGUIRA' MERCOLEDI 12 NOVEMBRE:
UOMINI CONTRO di Francesco Rosi  (1970)  
 

 

                      Nel corso della prima guerra mondiale, i soldati del generale Leone, dopo aver conquistato, lasciando sul terreno tremila caduti, una cima considerata strategicamente indispensabile, ricevono l'ordine di abbandonarla. Poi l'ordine cambia: occorre che la cima venga di nuovo tolta al nemico. Gli austriaci, però, vi si sono saldamente insediati e la difendono accanitamente con due mitragliatrici. Gli inutili assalti, nemmeno protetti dall'artiglieria, si susseguono provocando ogni volta una strage tra gli attaccanti. Stanchi di essere mandati al massacro da un generale tanto incompetente, quanto stupidamente esaltato, una parte dei soldati inscena una protesta: il generale Leone ordina, come risposta, di punirli con la decimazione. Costretti ad uccidere o ad essere uccisi da uomini come loro, vittime dello stesso mostruoso ingranaggio, i soldati italiani, in gran parte ex contadini, rivolgono la loro fiducia a quei pochi ufficiali - come i tenenti Ottolenghi e Sassu - che giudicano quella e tutte le guerre come inutili stragi. Ma il primo muore, nel tentativo di impedire il massacro dei suoi uomini, mentre Sassu viene condannato alla fucilazione per essersi opposto a un ordine iniquo di un suo superiore.

 

 

 

DURANTE LA SERATA SARANNO “RECITATE” ALCUNE CIRCOLARI DEL REGIO ESERCITO ITALIANO DALLA NOTA SCRITTRICE  PERGINESE GILIOLA GALVAGNI E CON LA COLLABORAZIONE DELL’ARTISTA RODOLFO CARPIGO

 

 

 

MERCOLEDI  12 NOVEMBRE  2008 ORE 20.30

SALA CANTIERE COMUNALE – VIALE DELL’INDUSTRIA

PERGINE VALSUGANA

 

 

Per info.: bacopergine@yahoo.itwww.baco.splinder.com -

articolo su quotidiano l'adige il 3 novembre

Pergine Ma «Il baco» controcelebra: «4 novembre: nulla da festeggiare»

 

articolo su quotidiano l'adige il 3 novembre

Pace e conflitti nel mondo nel ricordo dei caduti
 
 
 
 

PERGINE - Le commemorazioni per il 4 novembre 1918, si sono svolte a Pergine ieri mattina: prima a Costasavina, poi al parco della pace e al cimitero e infine la cerimonia conclusiva si è tenuta di fronte al monumento ai caduti, a fianco della Chiesa dei francescani. Una corona d'alloro è stata deposta di fronte al monumento (inaugurato 50 anni fa) dal vicesindaco Marco Osler . «La pace di cui gode l'Europa oggi non deve farci dimenticare i vari conflitti per il mondo - ha ricordato Osler - e nemmeno farci impegnare di meno per costruire la pace, la solidarietà e la giustizia». Attorno a lui c'erano i rappresentati di tutte le armi, per non dimenticare che l'ormai lontana guerra fece circa 650.000 morti. Roberto Gerola , per la sezione degli alpini di Pergine, ha ricordato la figura del generale Giuseppe Pennella (cui è dedicata una delle vie più importanti di Pergine, ma ignoto alle giovani generazioni) che novanta anni fa entrava con le sue truppe italiane a Pergine. Il centro sociale perginese «Il baco» organizzerà per domani una propria celebrazione dal titolo «4 novembre: nulla da festeggiare», con le bandiere della pace, alle ore 19.30, di fronte al monumento ai caduti, con lettura di brani e poesie sulla guerra, contro le inutili stragi di ieri e di domani. Mercoledì 12 novembre alle 20.30 (sala di Viale dell'Industria) verrà quindi proiettato il film «Uomini contro» di Francesco Rosi e saranno«recitate» alcune circolari del regio esercito italiano da Giliola Galvagni, con la collaborazione dell'artista Rodolfo Carpigo . A. Pi.

Ricordiamo il massacro»
 

articolo su quotidiano l'adige il 4 novembre

 
 

PERGINE - Con la bandiera arcobaleno della pace è un altro 4 novembre, non quello delle fanfare, delle corone d'alloro deposte sui monumenti, dei cortei con gagliardetti e delle rievocazioni dei tempi che furono. Oggi, alle 19.30, il cantiere sociale cittadino Il Baco ed il circolo di Prc «Ora e Veglia» stendono la bandiera sul monumento dei caduti posto sul sagrato dei frati Francescani. È il luogo centrale delle cerimonie per la ricorrenza annuale in ricordo dei caduti di tutte le guerre. Saranno pure lette alcune lettere di soldati che combatterono sul fronte dell'Ortigara durante la prima guerra mondiale del Novecento. Una contromanifestazione dopo la usuale di domenica in centro città? «No, la nostra è una iniziativa antimiltarista. Noi riteniamo che il segno più tangibile sia la bandiera arcobaleno - spiega Paolo Vitti , uno degli ideatori - in modo da dare speranza di futuro ad un mondo di guerra che non finisce mai. Intendiamo ricordare i miltari mandati al massacro nella prima geuerra mondiale e tutti i caduti di ogni guerra, presente, passata o futura, siano essi civili o militari o disobbedienti agli ordini di morte». Non bastano le celebrazioni ufficiali di domenica? «Nessuno ha l'esclusiva della sofferenza, noi vogliamo ricordare non tanto la liberazione dall'Austria -Ungheria, ma tutti i morti delle guerre, la povera gente, non i generali d'un tempo. Sono morti non per le medaglia che gli hanno dato dopo. E faremo richiesta di cambiare il nome di via Pennella del centro città con un altro, che non richiami la guerra». La storiografia ufficiale ricorda il generale Giuseppe Pennella come uno degli artefici di Vittorio Veneto.

 

Pergine Il 4 novembre alternativo del «Baco» da l'Adige del 5 novembre 2008
 
Una bandiera della pace sventola per tutti i Caduti
 
 
 
 

PERGINE - «I mezzi più violenti devono prontamente essere attuati da tutti i capi per assicurare obbedienza e slancio alla lotta. Contro i tiepidi, gl'incerti, i vili devono entrare in azione: le armi degli ufficiali, occorrendo, le mitragliatrici e perfino il cannone»: queste parole del generale Giuseppe Pennella, colui che entrò a Pergine, italiana al termine della Grande Guerra, sono state pronunciate ieri di fronte al monumento durante la piccola celebrazione (una decine di persone sotto la pioggia battente) per ricordare il 4 novembre e la strage di tanti soldati. «Siamo qui non per provocare, ma per fare memoria anche di tutti quegli obiettori di coscienza che furono gettati in prima linea», ha detto Davide Lira, del Cantiere sociale «Il baco» che ha organizzato la manifestazione. Una bandiera della pace è stata deposta accanto al monumento ai caduti.

 TRATTO DALL'ADIGE DEL  6 NOVEMBRE 2008

 

Pergine Tricolore messo accanto all'arcobaleno. Vitti: «Nessuna contrapposizione»
Bandiere contro la guerra
 
 
 

PERGINE - Dalla mattinata di ieri sono due le bandiere accanto al monumento dei caduti sul sagrato dei Francescani. Accanto a quella arcobaleno posta dal circolo di Rifondazione comunista e dal cantiere sociale «Il baco» martedì sera è comparso un tricolore italiano, posto da ignoti. Entrambe sono sostenute da un palo in legno. «Noi crediamo non ci sia contrapposizione fra il tricolore e l'arcobaleno, fra gli alpini che celebrano il 4 novembre e noi che ricordiamo gli stessi alpini mandati allo sbaraglio dall'idiozia militare» segnala al giornale Paolo Vitti, consigliere comunale di Rifondazione comunista e candidato della Sinistra. «Pensiamo sia solo da capire la differenza fra chi usa la povera gente come carne da macello per sfizi politici personali e chi dice "è meglio vivere tutti e risparmiare sulle armi". Siamo quindi felici del tricolore, come speriamo sia stato compreso il nostro gesto "arcobaleno", un ricordo di chi eroicamente è stato obbligato a morire per le voglie altrui. Ciò che può unirci è il senso di consapevolezza che la guerra è un investimento economico, ma non una soluzione. P.S. Presso la sede di Prc abbiamo tre bandiere: quella di partito, l'arcobaleno e il tricolore. Vale la pena riflettere».

 www.romacivica.net/anpiroma/grandeguerra/

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lunedì, 06 ottobre 2008

Mattarello - Nuove Caserme No Grazie!

postato da: bacopergine alle ore 11:57 | link | commenti
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sabato, 27 settembre 2008

NO ALLE NUOVE CASERME DI MATTARELLO

 

 

Circolo PRC della Valsugana “Ora e Veglia”

Il Baco – cantiere sociale

Associazione culturale "CORTILI DI PACE"

 

PRESENTANO:

Le nuove caserme di

Mattarello

Le nuove caserme SUL Trentino

Un gruppo di cittadini ha effettuato un lavoro collettivo di ricerca e di studio che propone delle

argomentazioni contro la costruzione della nuova "cittadella militare" a sud di Trento.

POSSIAMO ANCORA FERMARE IL PROGETTO!

 

MERCOLEDI 1 OTTOBRE 2008 ORE 20:45

SALA CANTIERE COMUNALE VIA DELL'INDUSTRIA

PERGINE VALSUGANA

INFO: COMITATO SPONTANEO MATTARELLO

www.trentomilitarenograzie.blogspot.com

 

postato da: bacopergine alle ore 12:41 | link | commenti
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giovedì, 21 agosto 2008

LA NOSTRA «PRIMAVERA»

 

 

 

LA NOSTRA «PRIMAVERA»   di  Luciana Castellina tratto dal il Manifesto dil 21/08/2008

                                                                            

 


Il quarantennale del '68 inteso come movimento e quello dell'intervento delle truppe del Patto di Varsavia a Praga coincidono; e nelle celebrazioni si confondono, tanto da dare l'idea che ci fosse un nesso stretto fra i due eventi.
Ci fu, in effetti, ma non fu affatto esplicito. Ad esser investita in pieno dalla vicenda cecoslovacca fu, in realtà, solo quella parte del movimento che poi si collegò con il gruppo che allora era ancora nel Pci e che poi dal partito fu radiato, proprio per via di Praga e per le sue eccessive simpatie per la protesta studentesca. Quello che dette vita al manifesto: rivista prima, organizzazione politica e quotidiano poi. Questo.
Fu così perché la tragedia di quell'agosto di 40 anni fa fu soprattutto dei comunisti: erano loro quelli che avevano sperato in una autoriforma del sistema socialista, che avevano con trepidazione seguito passo passo le mosse di Dubcek e poi ascoltato turbati le minacce con cui Mosca le aveva accolte, seguito col fiato sospeso il fragile compromesso di Cerna, sottoscritto a bordo di un treno fermo nella stazione della piccola località alla frontiera orientale della Cecoslovacchia, sui binari seduto un drappello di operai a segnalare che se Brezhnev avesse voluto tradurre prigioniero in Urss il segretario del loro partito lo avrebbero impedito bloccando il convoglio con i loro corpi. Loro che furono sconvolti quando giunse la notizia, quella mattina del 21 agosto, che i carri armati con la stella rossa erano entrati a Praga nello sgomento dei cittadini ancora increduli, fra loro molti di coloro che 23 anni prima li avevano applauditi come liberatori.
Per gli altri, i non comunisti, la vicenda fu diversa: per la destra Dubcek era poco più di una variante comunque da condannare, al pari del comunismo che si ostinava a proclamare.
Sui muri di Praga, l'indomani dell'invasione, non era forse uscita la scritta ironica ma significativa, che invocava non il presidente degli Stati Uniti, ma il capo della rivoluzione bolscevica:
                                                       «Lenin svegliati, Brezhnev è impazzito!»

Per gli altri, i nuovi compagni che da un po' di mesi avevano dato vita alla protesta giovanile, la vicenda praghese era lontana: sul comunismo sovietico non avevano mai puntato, essendo nati quando era già degenerato. Non avevano perciò mai sofferto delusioni e neppure mai sperato che di lì potesse venire un'indicazione valida. Di Dubcek, anzi, e in particolare del suo ministro dell'economia, Ota Sik, diffidavano: troppo di destra. Tutt'al più qualche simpatia generazionale per capelloni e chitarristi che con la «primavera» avevano cominciato a circolare anche per le vie di Praga. Di questa indifferenza fanno prova, oltre la nostra memoria, le pubblicazioni di allora, e non solo del movimento italiano: se si eccettua un accenno in un'intervista di Rudi Dutschke, al problema non fu offerta alcuna attenzione (se ci fu, fu postuma).
Quando arrivarono oltre cortina le tesi del 14mo Congresso che il Pc cecoslovacco, già clandestino, aveva tenuto all'interno della grande fabbrica siderurgica Ckd, protetto dai picchetti operai contro la possibile irruzione degli occupanti sovietici e dei loro alleati locali - l'ala del partito fedele a Mosca - le ignorarono tutti. Fu solo il manifesto a pubblicarle in uno dei suoi primi numeri; e non poteva che essere così: al grosso dei primi sessantottini non interessavano e il Pci non poteva interessarsene perché col Pcus, pur critico, non aveva ancora rotto (e anzi a rompere ci mise altri dieci anni e più).

Così come ignorati dagli uni e dagli altri restarono i compagni di Dubceck, molti dei quali finirono esuli. Zdenek Mlynar, Jiri Pelikan, Anthonin Liehm, per citare solo alcuni, in Italia ebbero un solo rifugio: la redazione del manifesto, piazza del Grillo prima, poi via Tomacelli. Anche per questo nella memoria ufficiale quanto accadde in quell'agosto di 40 anni fa è stato alla fine rubricato come l'aggressione comunista a una rivolta promossa dai liberali, quasi che ad ispirarla fosse stato uno dei nostri occidentali governi e non invece, come fu, un tentativo di comunisti, e anzi della legittima leadership del Pcc,per salvare il progetto comunista.

Un tentativo troppo tardivo, quando l'Urss era ormai quella irrecuperabile di Breznev. Ma che forse sarebbe stato ancora possibile se una diversa scelta fosse stata fatta dai partiti comunisti occidentali che, non solo in Italia, erano ancora relativamente forti e avrebbero potuto così offrire un punto di riferimento alle nuove energie che dal '68 emergevano. E che stavano avanzando, spesso più come intuizione che con piena consapevolezza, una critica radicale al capitalismo, di cui il movimento avvertiva con anticipo la crisi, per la sua incapacità di garantire soddisfazione ai nuovi bisogni qualitativi emergenti e di dare risposta alle sfide che la sua distorta modernità stava producendo.
Anche il movimento del '68 - ecco il nesso oggettivo - aveva contribuito, con le sue lotte poi non solo studentesche ma anche operaie, a mutare i rapporti di forza internazionali. Come la vittoria vietnamita che già si delineava; e quella di altri paesi di uno schieramento di Bandung non ancora sotterrato. Non era irrealistico, in quella stagione, pensare a una critica da sinistra al comunismo realizzato, entusiasmarsi per quanto a Praga si stava cercando di fare. Vent'anni dopo quella critica ha fatalmente assunto un altro segno.
Questo tentativo - un'alternativa al modello sovietico, ma sempre comunista - è stata la ragion d'essere del manifesto. Anche in altri paesi ci fu, in effetti, chi, per via di Praga, ruppe con i rispettivi partiti comunisti. Ma in generale furono frange. L'esperienza italiana, sia perché aveva alle spalle il retroterra ricco degli anni '60 e un Pc molto speciale, sia perché la dissidenza interna al partito riuscì a incontrarsi con una parte significativa del '68, è stata un'eccezione.
Neppure noi, lo sappiamo, siamo andati molto lontano. Ma in questo quarantennale di Praga, che per tanti versi è stata il nostro atto di nascita, credo possiamo dire che la nostra storia è stata utile. A tutti. Perché ha tenuto in vita l'ipotesi di un comunismo diverso (per questo, anche, non si è sentito il bisogno di rimuovere la dicitura della nostra testata: «quotidiano comunista»)
Almeno fino ad ora. Adesso non so.Esprimo questa incertezza quando penso a tante cose a cui di questi tempi pensiamo tutti. Ma anche alla desolazione di veder cosa è diventata la Cekia di oggi, il più di destra e beceramente asservito a Bush dei membri dell'Unione Europea.Un paese dove le organizzazioni comuniste - peraltro più forti che altrove - vengono denunciate come illegali, proprio per via di quella parola «comunista», ormai illecita. Senza che venga ricordato che comunista erano Dubceck e i suoi compagni della «primavera di Praga». Per questo non mi pare appropriato dire - come molti oggi suggeriscono - che il '68 praghese è stato la prova generale dell'89. Non era questa la democrazia cui la «primavera» aveva puntato.

 

postato da: bacopergine alle ore 20:58 | link | commenti
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